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sabato, 28 giugno 2008, 12:59
 “Ecco cos’è Grozny oggi, un caos di morti e di menzogne dove ombre umane lottano per sopravvivere”. Si presenta così “Ho danzato sulle rovine”, il libro di Milana Terloeva, giovane ragazza cecena originaria di Orechovo, un piccolo paesino a sud della capitale Grozny.Edito da Corbaccio, il libro, una sorta di diario-denuncia, descrive la situazione della provincia meridionale della Federazione Russa, dilaniata da una delle più sanguinose e silenziose guerre degli ultimi anni, quella che vede contrapposti l’esercito russo e le forze armate separatiste cecene.“Questo libro non aspira a demolire la propaganda o a spiegare un conflitto vecchio di tre secoli. E’ la storia semplice di una ragazza” tiene a precisare l’autrice all’inizio del testo. (...) Il diario diventa così lo strumento inconsapevole attraverso cui Milana denuncia gli orrori e le tragedie in cui si trova direttamente o indirettamente coinvolta, sul quale riporta, oltre alle esperienze vissute in prima persona, le testimonianze di amici e di persone care, la "prigionia forzata" nelle cantine per sfuggire ai bombardamenti, le fughe improvvise e i numerosi amici scomparsi o arruolatisi nei movimenti di resistenza.Dopo una tregua, iniziata nel ’97, di circa due anni, in cui la speranza di pace sembra rivivere nei ceceni, nel 1999 si ripresenta un dejà-vu per Milana: come era accaduto nel '94, anche in questa occasione l'annuncio di una nuova guerra le giunge in un cortile scolastico, sebbene adesso si tratti di quello universitario. Questa volta però la situazione è molto diversa: Milana è più matura, consapevole, sa cosa significa dover sprofondare nuovamente nelle atrocità della guerra. segue
martedì, 06 maggio 2008, 22:26
"Grozny, ormai, non finisce di colpirci per la sua vitalità. La voglia di ricostruzione si sente ed è il coperchio che contiene e sfiata tutti i miasmi residuati da anni di guerra". Massimo Bonfatti, presidente di Mondo in Cammino racconta il suo ultimo viaggio in Cecenia, Inguscezia e Ossezia del Nord.
Fonte: Progetto Kavkas - Mondo in Cammino
Sono appena tornato dalla prima missione di MIC in Caucaso del Nord per il 2008: Vladikavkaz-Nazran-Grozny A/R. Tensioni ed impressioni nuove si aggrovigliano nel mio cervello e nel mio cuore. Grozny, ormai, non finisce di colpirci per la sua vitalità. La voglia di ricostruzione si sente ed è il coperchio che contiene e sfiata tutti i miasmi residuati da anni di guerra. Kadyrov l’ha capito: la costruzione è più conveniente della distruzione ed in essa si riciclano, o per convenienza o per necessità propria – veicolata od obbligata - tutti (dai kadirovisti ai guerriglieri, dal FSB ai vecchi compagni di Mashkadov). La voglia di ricostruzione, di riprendere a progettare, di investire anche nella speranza del futuro è, al momento, più forte della voglia di indipendenza, dell’analisi politica, dell’elaborazione civile del conflitto e dei suoi massacri, della negoziazione culturale che sappia anticipare e prevedere, almeno nel medio termine, un destino (il più autonomo possibile) del soggetto politico Cecenia. È una vera e propria ebbrezza di ricostruzione, finchè durerà. Osservatorio Caucaco
lunedì, 17 dicembre 2007, 20:48
Foto Unicef. I bambini dimenticati della Cecenia, la vita a Grozny (foto di Musa Sadulajew)
lunedì, 17 settembre 2007, 12:23
 Esercitazione anti-terrorismo in Cecenia, nell'indifferenza della popolazione locale, sotto le foto dei due Kadyrov: Ramzan, a sinistra, attuale presidente della Repubblica ex sovietica, e Akhmad, suo padre e predecessore.
sabato, 01 settembre 2007, 00:49
(...) Non fa nessun scalpore l'ancora più scandaloso tentativo di insabbiare la verità riguardo alla morte di 137 (forse più di 200) persone nell'attentato terroristico al teatro di Mosca. Anche qui, come nel caso di Beslan, ci sono fondati motivi per ritenere che le autorità sapevano, come minimio, per non dire che sono forse state compartecipi.In realtà non si tratta di una novità (almeno in parte l'avevamo già visto). I familiari delle vittime hanno ormai capito dove stanno le reali responsabilità, ed anche le Madri di Beslan, dopo essersi viste massacrare i figli dalle squadre speciali di Putin, ora si vedono costrette ad affrontare le stesse autorità che vorrebbero farle fare chiudere l'associazione "La Voce di Beslan". Danno troppo fastidio. CeceniaSos

Il tragico assalto dei terroristi ceceni al teatro di Mosca "Dubrovka" avvenne il 22 ottobre del 2002. Secondo le versioni ufficiali morirono 129 persone. Le stesse versioni ufficiali sottolinenano: "per atti di terrorismo". Anche se è ormai praticamente arcinoto a tutti, pare che i media russi non ricordino mai che di questi, solo due (o forse tre) furono uccisi dai terroristi. Una era una donna, apparentemente in preda ai fumi dell'alcool, che entrò nel teatro dopo l'assalto. Perchè la lasciarono entrare? I terroristi non credettero possibile che si trattasse di una coincidenza e pensarono che fosse un'infiltrata della polizia. L'altra vittima sembra si trattase di un uomo che tentò di ingaggiare un corpo a corpo per cercare di disattivare le bombe di una delle donne kamikaze col velo Tutti gli altri furono uccisi dal gas letale che il Cremlino ordinò di usare per stanare i terroristi ceceni rifiutandosi però di rendere noto l'antitodo (se esiste) perchè considerato un'arma segreta. Putin sapeva quindi benissimo che insieme ai terroristi avrebbe gasato a morte anche buona parte della sua stessa gente e non fece nulla per impedirlo per una mera ragion di stato. Da allora è successo di tutto e di più. Si scoprì che non c'era in atto alcuna esecuzione di massa come volevano far credere le autorità per giustificare il loro assalto. Lo sappiamo perchè gli ostaggi sopravissuti lo confermano.
In particolare sarebbe doveroso ricordare il disperato (quanto improbabile) ricorso dei familiari delle vittime contro il comune di Mosca, che spervano invano di ottenere almeno un rimborso per i danni subiti a causa di tale maldestra e cinica "operazione speciale". Ovviamente, come in tutti i regimi atuoritari, non c'è speranza che le autorità riconoscano le loro responsabilità. La maggior parte dei familiari si videro rifiutare l'istanza e solo per pochi fu elargito qualche migliaio di dollari. La questione continua, ma c'è poco da illudersi che possano avere riconosciuti i propri diritti.
Forse il più clamoroso colpo di scena, che però non ebbe molta eco neppure sui media occidentali, fu la scoperta che c'era si un infiltrato, ma era tra gli stessi teroristi! Un certo Kampasha Terkibayev, un ceceno, assoldato dal KGB che accompagnò il gruppo terroristico fin dall'inizio, NON dopo l'assalto. In altre parole i servizi segreti russi, come minimo, sapevano che l'assalto al teatro sarebbe avvenuto e non fecero nulla per impedirlo, ma aproffitaorno invece dell'occasione per infiltrarvi un loro agente. E questo solo per non ipotizzare di peggio. Lo sappiamo perchè il nome e cognome Kampasha Terkibayev (per nulla comune in Cecenia) salta fuori nella lista dei terroristi e si trova sia prima che dopo l'assalto al teatro come collaboratore nello staff giornalistico di Putin e il suo scagnozzo addetto alla stampa per le questioni cecene Yastrembsky e nello staff del rappresentante russo al Consiglio Europeo, Dimitri Rogozin. Com'è che alti rappresentanti russi assumono nel loro entourage un ex-terrorista del Dubrovka? Un caso di omonimia? Si incomincia a indagare e il Terkibayev diventa a questo punto un personaggio assai scomodo che si deve eliminare al più presto, ma lui fugge. La Politkovskaya, una famosa giornalista russa, riesce allora a fargli una intervista: lui vuota il sacco e conferma tutto. Non si sa perchè, forse spera che così vengano meno le ragioni per volerlo far fuori, dopodiché sparirà nel nulla.
La cosa dunque salta fuori sulla Novaja Gazeta di aprile e si chiede di rendere conto al Cremlino: vero o sono tutte calunnie? Ci si aspettava un feroce "fuoco di ritorno" ma .... nulla. Le autorità non si difendono neanche, rimangono silenti. No comment. La Politkovskaya si aspettava di tutto: denunce per calunnia, insulti, l'arresto, ecc. Ma succede soltanto una cosa: arriva una telefonata. E di chi? Del KGB, della polizia, di Putin in persona? No, niente affatto: chiama l'ambasciata Usa di Mosca che la prega gentilmente di lasciare stare..... E che c'entrano gli americani? La Politkovskaya è cittadina russa. Mah.... Alla faccia della Glasnost! CeceniaSos
venerdì, 31 agosto 2007, 23:53
"I combattimenti sono finalmente terminati e la Repubblica Cecena è adesso la regione più stabile del Caucaso del Nord" così affermava il neo presidente ceceno Ramzan Kadyrov qualche mese fa. Anche il Cremlino conferma esprimendo soddisfazione del suo riuscito piano di "normalizzazione", ricostruzione e pacificazione della Cecenia.In effetti, diverse fonti affermano che molte opere di ricostruzione e di rinnovamento sono state fatte. Nella capitale Grozny, interi quartieri sono stati ricostruiti, molte case sono state assegnate agli sfollati di alcuni TACs (Temporary Accomodation Centres) che sono stati in parte smantellati. Altri hanno ricevuto pagamenti o sussidi per la ricostruzione della casa o per il loro sostentamento.Il sito di informazione Chechnya Free annuncia programmi di ricostruzione di edifici, centri commerciali, centri finanziari ed economici, nuove scuole e un campus universitario, nuovi centri di cura e di assistenza ed un rinnovato sistema sanitario nazionale che entrerà in vigore l’anno prossimo.
Sono stati attivati piani di disinnescamento mine nelle campagne, il sistema giudiziario è stato parzialmente riformato. L’aeroporto di Grozny ha finalmente riaperto i battenti, sono tornate in vigore alcune feste nazionali ed è stata persino annunciata la costruzione di alcuni impianti turistici. Tutto ciò è stato accompagnato da una propaganda mediatica e pubblicitaria di effetto che ha fatto accrescere la popolarità del giovane presidente Kadyrov e della sua nuova leadership. Lisa Pannella Warnews
venerdì, 31 agosto 2007, 23:52
Sin dall’inizio della seconda guerra in Cecenia sono emerse notizie riguardo l’esistenza di numerosi luoghi di detenzione “non-ufficiali” nella regione. La struttura più grande utilizzata come luogo di detenzione illegale pareva trovarsi nei pressi di Khankala, vicino a Grozny, dove peraltro era collocato il quartier generale dell’esercito federale.L’esistenza di tali luoghi fu ovviamente negata almeno fino al febbario 2001, quando fu scoperta una grande fossa comune, proprio nei pressi di Khankala, all’interno della quale furono ritrovati 50 corpi che portavano i segni di un’avvenuta esecuzione. La maggior parte dei corpi apparteneva a persone “arrestate” dalla polizia o dalle truppe dell’esercito russo. Ora, dopo sette anni di conflitto armato, in Cecenia continuano ad esistere numerosi centri di detenzione illegali. La maggior parte di questi centri é sotto il controllo dei “Kadyrovtsy” ossia membri dell’ex Security Service of the President of the Chechen Republic che operano per il Primo Ministro Ceceno, Ranzam Kadyrov - figlio dell’ex-Presidente Akhmad Kadyrov, ucciso in un attentato nel maggio 2004. La ragione principale dell’esistenza di tale sistema parallelo di “penitenziari” é quella di ottenere “confessioni” o “testimonianze” attraverso torture e trattamenti degradanti. Warnews
sabato, 04 agosto 2007, 17:19

Cecenia, cerimonia d'apertura di una scuola militare.
venerdì, 27 aprile 2007, 15:22
Elena Tregoubova, ex cronista del quotidiano 'Kommersant', ha dichiarato di temere per la sua vita e chiesto asilo politico alla Gran Bretagna. Nel 2003 aveva pubblicato "Le favole di un esploratore del Cremlino", un libro nel quale la Tregoubova accusava il presidente Vladimir Putin di attentare alla libertà di espressione. «Rientrare in Russia sarebbe come suicidarsi» ha affermato durante un'intervista telefonica con la radio Echo di Mosca.
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