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domenica, 21 ottobre 2007, 12:17
Francavilla a mare - . Iraq, Iran, Libano, Somalia, ex Jugoslavia, Eritrea, Etiopia, Afghanistan, Pakistan, Cecenia, Ruanda, Congo, da ultima l’ex Birmania. Sono solo alcune delle zone “calde” del pianeta, teatro di conflitti internazionali o di sanguinose guerre civili, di cui abbiamo conoscenza grazie al coraggio dei reporter che sfidano il pericolo pur di raccontarli. Il giornalista abruzzese Antonio Russo, ucciso il 16 ottobre 2000 a Tbilisi, in Georgia, era uno di loro e pagò con la vita il dovere di indagare gli aspetti più controversi della guerra in Cecenia.Per il sesto anno consecutivo la Fondazione “Antonio Russo” lo ricorda, premiando i più autorevoli inviati speciali nei territori di guerra con il Premio Nazionale sul Reportage di Guerra “Antonio Russo”. Paolo Carinci Zorro è vivo
martedì, 16 ottobre 2007, 00:58

Antonio Russo, trovato morto vicino a un passo di montagna caucasico, potrebbe avere scoperto troppo sulle atrocità in Cecenia. Abbandonato sul ciglio della strada, in un passo tra i campi alle prime luci dell'alba, il contorto, congelato cadavere aveva qualcosa di strano. Antonio Russo era stato ucciso, e i suoi assassini si erano assicurati di non lasciare segni sul suo corpo. Sull'altro lato del Passo Gombori, nella Repubblica della Georgia, gli amici lo stavano aspettando al villaggio di Mirzaani. Russo doveva unirsi alle celebrazioni per l'anniversario di Nico Pirosmani, un artista locale del diciannovesimo secolo. Non sapevano che un grande, pesante oggetto veniva schiacciato sul petto di Russo, finché la rottura di quattro costole e l'emorragia interna non causarono la sua morte. Non sapevano che il suo telefono satellitare, la telecamera digitale, il computer portatile e le videocassette erano sparite. Un giornalista italiano che aveva speso la vita scoprendo segreti ne stava lasciando dietro di sé un altro. Chi lo ha ucciso, e perché? Dalla strada 30 miglia a nord-est della capitale georgiana, Tblisi, c'è un filo di fatti e di sospetti che qualcuno afferma portino al Cremlino e alla aggressione russa alla Cecenia. Gli amici di Russo credono che lui sia stato assassinato dai servizi segreti russi dopo avere scoperto l'uso di armi non convenzionali contro i bambini. 16 ottobre 2000
"Le infamie hanno bisogno del buio, voi giornalisti potete portare la luce della verità": la madre di Antonio Russo, ucciso in Cecenia dopo aver denunciato, come Anna Politkovskaya, le atrocità di Mosca.
sabato, 06 ottobre 2007, 19:02
“Sono 43 i giornalisti uccisi nella Federazione Russa dal 31 dicembre 1999, data dell’ascesa di Vladimir Putin alla Presidenza. Il primo di quella lista era un cittadino italiano, il collega Antonio Russo , che denunciava il genocidio del popolo ceceno così come Anna Politkovskaja , colpita a morte sulla porta della propria abitazione il 7 ottobre dello scorso anno. Per nessuna di queste vittime di un regime che somiglia sempre di più a quello stalinista , esiste un colpevole condannato. Così come per le centinaia di aggressioni , pestaggi, minacce e censure attuate da personaggi dell’Apparato Statale ai danni di giornalisti e di testate troppo indipendenti.A un anno dalla morte di Anna , fioriscono le iniziative in memoria della collega. Tutte meritevoli , dalle interviste alla figlia Vera , che lancia un sommesso appello all’Ue, alla dedica una piazza alla giornalista, alla Marcia per la Pace , allo spettacolo teatrale di Ottavia Piccolo. Ma che senso ha ricordare Anna e dimenticare tutto quanto ha scritto e detto con quella sua ineffabile timida fermezza e che le costata la vita ? “ Io vivo la vita e scrivo ciò che vedo “, scriveva . E le hanno tolto la vita e la possibilità di scrivere. “ Soffoca ogni forma di libertà come ha sempre fatto nel corso della sua precedente professione” , scriveva di Vladimir Putin . E a nome dei russi, diceva :” Vogliamo essere liberi. Lo pretendiamo. Perché amiamo la libertà quanto voi “ . Infine lanciava un’accusa rivolta a tutti noi : “ Gli occidentali hanno una tale passione per Putin , lo amano a tal punto da temere di pronunciarsi contro di lui “. Pochi suoi concittadini hanno conosciuto le sue denunce. Come spiegò Putin, all’indomani dell’ omicidio, scriveva su una piccola rivista e ai grandi media non sono mai arrivate. Non bastano le celebrazioni , bisogna alzare la voce a un tono così alto che possa arrivare fino a Mosca. Ma l’Italia non ha nemmeno il coraggio di chiedere di sapere chi ha ucciso e perché un proprio cittadino. Attenzione : l’ipocrisia sarebbe il peggiore affronto ad Anna , Antonio e gli altri 41 martiri della libertà di stampa nell’era Putin. Information Safety and Freedom a un anno dalla morte di Anna Politkovaskaja e sette da quella di Antonio Russo.
sabato, 21 aprile 2007, 21:28
lunedì, 16 aprile 2007, 14:32
Radio radicale ha offerto agli ascoltatori un numero di telefono per partecipare del dolore per la morte di Antonio Russo. Io non posso chiamare, e unisco da qui la mia voce. Sono molto addolorato, come lo si è per una morte lontana e solitaria, guada-gnata volendo stare nel posto giusto. Le corrispondenze di Russo dal Caucaso suonavano qui quasi grottesche, con quella puntigliosa e minuziosa ricostruzione quotidiana tanti morti, tanti feriti, tanti scomparsi, tanti profughi - in un silenzio generale non spezzato neanche dalle catastrofi a grandi numeri. Non conoscevo Russo. L'avevo sentito, in una pausa della mia assenza, e mi aveva chiesto consigli e notizie per il suo nuovo viaggio. Non avevo potuto dargliene molte, perché la Cecenia che io conoscevo era pressoché cancellata, e le persone morte o disperse o imprigionate. E' morto, Russo, nel momento in cui l'Onu decide fino a che punto prestarsi all'infamia del potere russo contro i radicali, accusati d'essere complici del terrorismo ceceno. Fra i pochissimi ad avere difeso un onore italiano di fronte alla vergogna della violenza russa contro quel piccolo popolo odiatissimo e strenuo, i radicali ne hanno ricevuto in cam-bio una disattenzione casuale o discesa da una misera ragion di stato, appena rotta qua e là, da ultimo in parlamento per iniziativa di Marco Boato. Esito a dirlo, ma nella tristezza con cui penso alla morte - chissà, abbandonata, spaventata, infreddolita, tradita - di Russo sulle montagne del Caucaso, c'è anche un po' di invidia. Un buon posto per morire, ammesso che ce ne sia uno. Adriano Sofri 18 ottobre 2000
lunedì, 16 aprile 2007, 00:02
Roma, 21 ottobre 2000. Il mistero della morte di Antonio Russo si arricchisce di un nuovo particolare inquietante: la scomparsa di una videocassetta in cui si mostravano gli effetti sulla popolazione cecena dell'utilizzo da parte delle truppe russe di armi vietate dalle convenzioni internazionali. L'episodio e' stato riferito nel corso di un incontro con i giornalisti nella sede del Partito Radicale dalla madre dell'inviato di Radio Radicale - che da alcuni mesi seguiva da vicino la guerra in Cecenia - trovato morto il 16 ottobre nei pressi del villaggio georgiano di Udzharma.
 ''Antonio mi aveva parlato della cassetta in una drammatica telefonata un paio di settimane prima di morire'', ricorda Beatrice Russo, 75 anni, originaria di Francavilla (Chieti) e titolare di una farmacia a Semproniano (Grosseto).'Mio figlio non era un tipo da perdere il controllo facilmente, aveva una lunga esperienza di guerra, ma in quella occasione era sconvolto, piangeva come un bambino''.La signora Beatrice racconta che Antonio le telefono' due volte nella stessa giornata, ''un fatto eccezionale'', e che era sconvolto dalle immagini contenute nel video amatoriale consegnatogli ''forse da guerriglieri ceceni''. ''Parlava di bambini con orrende mutilazioni e ferite su tutto il corpo, cadaveri sfigurati. Antonio diceva che avrebbe denunciato l'operato dei russi alle Nazioni Unite''. Qualche giorno prima della sua morte, Antonio aveva telefonato alla madre per annunciarle il suo imminente rientro in Italia. ''Mi ha chiamato sabato, il giorno prima di morire, per dirmi che sarebbe rientrato a Roma il martedì successivo. era sereno, mi disse che aveva consegnato la cassetta ad una traduttrice. l'abbiamo cercata a lungo a Tblisi, anche con l'aiuto degli amici georgiani di Antonio, ma non siamo riusciti a rintracciarla''. Nella compostezza del dolore per la perdita del suo unico figlio, Beatrice russo non accusa apertamente nessuno per la morte del figlio ma si limita a dire ''che ognuno può trarre le conclusioni che vuole'' sulla vicenda. ''aspettiamo solo l'esito dell'autopsia ordinata dalla procura di Roma per sapere esattamente come e' morto Antonio, anche perché forse non sapremo mai chi l'ha ucciso'', ha detto la signora Russo. Radical party
domenica, 15 aprile 2007, 18:25
 Antonio Russo, trovato morto vicino a un passo di montagna caucasico, potrebbe avere scoperto troppo sulle atrocità in Cecenia Abbandonato sul ciglio della strada, in un passo tra i campi alle prime luci dell'alba, il contorto, congelato cadavere aveva qualcosa di strano. Antonio Russo era stato ucciso, e i suoi assassini si erano assicurati di non lasciare segni sul suo corpo. Sull'altro lato del Passo Gombori, nella Repubblica della Georgia, gli amici lo stavano aspettando al villaggio di Mirzaani. Russo doveva unirsi alle celebrazioni per l'anniversario di Nico Pirosmani, un artista locale del diciannovesimo secolo. Non sapevano che un grande, pesante oggetto veniva schiacciato sul petto di Russo, finché la rottura di quattro costole e l'emorragia interna non causarono la sua morte. Non sapevano che il suo telefono satellitare, la telecamera digitale, il computer portatile e le videocassette erano sparite. Un giornalista italiano che aveva speso la vita scoprendo segreti ne stava lasciando dietro di sé un altro. Chi lo ha ucciso, e perché?
Dalla strada 30 miglia a nord-est della capitale georgiana, Tblisi, c'è un filo di fatti e di sospetti che qualcuno afferma portino al Cremlino e alla aggressione russa alla Cecenia. Gli amici di Russo credono che lui sia stato assassinato dai servizi segreti russi dopo avere scoperto l'uso di armi non convenzionali contro i bambini. Sarebbe stato uno scoop per un reporter che rischiò la vita infinite volte in Africa, in Bosnia e in Kosovo.
Impiegato presso l'emittente di Roma Radio Radicale, affiliata al Partito Radicale italiano, rimase a Pristina quando tutti gli altri giornalisti occidentali se ne andarono durante i bombardamenti della Nato. Questo gli portò un premio e fama, ma Russo, quarantenne, non fu mai uno che cercava i riflettori. Lasciava ad altri la gloria. Poco denaro ed evitare la massa erano il suo stile.
Lo scorso novembre si spostò a Tblisi. Attraversando le montagne verso la Cecenia, fece amicizia con il leader dei ribelli, Aslan Mashkadov, che stava conducendo la guerra contro le truppe russe. Entrambe le parti stavano commettendo atrocità.
Il mese scorso Russo telefonò a sua madre, Beatrice, farmacista in Toscana. Aveva una videocassetta. Bambini morti, orrori inimmaginabili, crimini di guerra. Il mondo l'avrebbe vista quando lui sarebbe ritornato in Italia, il 18 ottobre.
Il suo corpo è stato scoperto il 16 ottobre. Accanto c'era del nastro che la polizia sospetta sia stato utilizzato per imbavagliarlo. Gli amici hanno trovato aperta la porta del suo appartamento nel centro della città. Le sue cose erano in disordine, i documenti e la macchina rubati. Il medico legale ha detto che i danni non erano certamente il risultato di un incidente stradale. Non si sa se la sua cassa toracica sia stata sfondata da una pietra, da un pezzo di metallo, o dalla pressione umana.
Mamuka Areshidze, un ex parlamentare che aiutò Russo in Georgia, ha detto di non sapere in che direzione investigare sull'omicidio, ma si è detto convinto che non sia stato semplicemente un fatto di criminalità comune. Ha detto: "Penso che sia stato ucciso perché qualcuno voleva occultare il materiale che lui aveva raccolto: questo è il motivo per cui le cassette sono scomparse. So che gli agenti delle forze di sicurezza sono esperti nella tecnica di schiacciare le persone a morte senza lasciare nessun segno di violenza".
Questa è una delle diverse teorie che l'inchiesta sull'omicidio sta esaminando, ha detto la polizia. Un'organizzazione ambientalista di Tblisi, e i colleghi di Roma, affermano che Russo aveva le prove di una nuova arma russa capace di uccidere le persone lentamente.
Non ci sono prove e gli scettici evidenziano che giornalisti più noti stavano raccogliendo notizie di atrocità. Il Partito Radicale afferma che la tempistica è significativa. Per un anno, il Presidente Putin ha fatto lobby alle Nazioni Unite per togliere al Partito Radicale il suo status consultivo di organizzazione non governativa. Putin ha accusato i radicali di pedofilia, terrorismo e narcotraffico. Il voto finale delle Nazioni Unite, che ha respinto la richiesta, è stato calendarizzato per il 18 ottobre.
C'è un'altra teoria che gira negli studi di Radio Radicale. Russo è stato ucciso perché aveva un'intervista audiovideo con una donna georgiana che afferma di essere la madre del Presidente Putin, confutando la tesi di Putin che lei fosse morta. Come movente per un omicidio sembra improbabile. La storia emerse la scorsa primavera e fu ripresa dai media internazionali prima di essere screditata.
Altri dicono che il giornalista, che il giorno della sua morte era stato visto nella zona cecena, è stato ucciso per denaro. "Ma perché avrebbero dovuto lasciargli il suo passaporto e il crocifisso d'oro? E perché ucciderlo in un modo così strano? Non ha senso", ha detto un collega, che ha chiesto di non essere nominato. Gruppi che si occupano di diritti umani vogliono che l'Occidente chieda conto a Putin di Russo e di altri due giornalisti che hanno scritto sulla Cecenia: Alexander Yefremov, ucciso a maggio nella ragione separatista da un'esplosione controllata a distanza, e Iskander Khationi, che si concentrò sulle violazioni di diritti umani in Cecenia, trovato colpito a morte a settembre. Nel giro di ore dalla morte di Russo, i colleghi a Roma sono stati travolti dai messaggi. L'attivista dalla coda di cavallo aveva creato molte amicizie nei suoi viaggi.
"Sapevamo molto poco di lui. Storie di lui che porta trenta bambini a un ristorante, che salva vite umane,…", ha detto un collega. I liberali, liberi pensatori radicali non gli promettevano né fama né grandi guadagni, ma Russo accettò perché "loro sono pazzi, proprio come me", come era solito dire. Gli attacchi del partito alla Destra e alla Sinistra possono spiegare la minima copertura da parte della faziosa stampa italiana. "I giornalisti italiani sono snob. Antonio ha ricevuto più attenzione all'estero", ha detto il collega.
Una piccolo corteo funebre ha accompagnato la sepoltura di Antonio nella tomba di famiglia a Francavilla, in Abruzzo. Beatrice Russo, settantacinquenne, crede che gli assassini di suo figlio non sdaranno mai identificati. "E' tutto così oscuro. La sola cosa che mi consola è che è stata una morte coerente con la sua vita". The Observer 11 novembre 2000
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