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martedì, 01 luglio 2008, 21:06
Pista europea, forse belga, per il trentenne ceceno Rustam Makhmudov, il presunto killer della giornalista di opposizione Anna Politkovskaia, freddata sotto casa a Mosca il 7 ottobre 2006. Lo ha annunciato oggi Aleksander Bastrikin, capo della commissione investigativa presso la procura russa. "Stando alle nostre informazioni, il killer si sta nascondendo in Europa occidentale. Conosciamo anche il Paese dove si trova", ha dichiarato Bastrikin in un seminario russo-tedesco sulle indagini investigative. Poco dopo una fonte delle forze di sicurezza ha spiegato che la procura generale russa ha mandato richieste formali per un'assistenza legale, incluso l'interrogatorio di sospetti, a diversi Paesi europei, compresi Belgio, Germania, Svizzera e Francia". L'attenzione degli investigatori sembra puntata in particolare sul Belgio, come ha lasciato trapelare un'altra fonte e come ha rilanciato Radio Eco di Mosca, secondo cui Mosca ha gia' rivolto una richiesta a Bruxelles in vista dell'estradizione di un sospettato. segue
mercoledì, 18 giugno 2008, 12:41
Si è conclusa l'indagine preliminare sull'assassinio della giornalista d'opposizione Anna Politkovskaia, uccisa sotto casa il 7 ottobre 2006. Dei nove arrestati nell'agosto scorso, solo per tre ceceni verrà chiesto il processo con l'accusa di omicidio, mentre per l'ex colonnello dei servizi segreti (Fsb) Pavel Riaguzov la contestazione è di abuso d'ufficio ed estorsione di diecimila dollari. Lo riferiscono le agenzie. La posizione di un altro sospettato, Ruslan Makhmudov, ritenuto l'esecutore materiale ed ora latitante, è stata stralciata. I tre imputati che dovranno affrontare il processo sono Sergei Khadzhikurbanov, e i fratelli Dzhabrail e Ibragim Makhmudov. Khadzhikurbanov è un ex maggiore del ministero degli interni, dove si occupava dei gruppi criminali etnici: licenziato nel 2003 per aver tentato di incastrare un presunto boss mafioso facendogli trovare addosso un kg di eroina, fu poi condannato a quattro anni, ma nel 2006 uscì di prigione diventando, secondo l'accusa, il tramite tra i sicari e Riaguzov e organizzando una serie di pedinamenti della giornalista. Riaguzov, sempre secondo gli investigatori, avrebbe fornito l'indirizzo della Politkovskaia. Come ha spiegato Vladimir Markin, portavoce del comitato investigativo, sono invece state lasciare cadere le accuse nei confronti degli altri sospettati, tra cui Shamil Buraiev, ex capo del distretto ceceno di Achnoi-Martan. Alcuni di loro erano già stati rimessi in libertà nei mesi scorsi. L'indagine sembra aver chiuso il cerchio sugli esecutori materiali del delitto, ma, almeno per ora, restano ignoti mandanti e movente di un caso che continua a far discutere a livello internazionale.
E' prematuro dire che è stato risolto l'omicidio della giornalista del bisettimanale di opposizione 'Novaia Gazeta' Anna Politkovskaia, sostiene il direttore della testata Dmitri Muratov, che ricorda come l' esecutore materiale sia ancora latitante e il mandante ignoto. "Crediamo, come prima, che l'indagine sia sulla pista giusta. E' stato fatto davvero un gran lavoro", ha spiegato Muratov, citato dall'agenzia Interfax. Ma, ha proseguito, "non è stata aperta alcuna indagine per la fuga di notizie, l'assassino resta libero e il mandante non identificato". "Ripeto, dire che il delitto è stato risolto è essenzialmente impossibile".
sabato, 07 giugno 2008, 00:51
Il Parlamento europeo fa un omaggio alla giornalista russa assassinata a Mosca nel 2006, Anna Politkovskaya. Il Presidente Hans-Gert Pottering ha dato ufficialmente il nome della giornalista alla sala stampa del Parlamento Ue, in onore anche di "tutti i giornalisti che rischiano la loro vita per difendere la libertà d'espressione". In seguito all'assassinio della Giornalista Politkovskaya, avvenuto ad ottobre 2006, il Parlamento Ue aveva modificato l'ordine del giorno della sessione plenaria per affrontare il tema delle relazioni con la Russia, nell'ambito della questione dei diritti dell'uomo e della libertà di stampa. Dal 1993 circa 300 giornalisti hanno perso la vita in Russia e soltanto una piccola percentuale di questi assassini è stata giudicata. Anna Politkovskaya, a causa del suo lavoro e soprattutto della sua ultima opera "La Russia di Putin", in cui ha accusato i servizi russi di limitare le libertà civili per tentare di ristabilire un regime autoritario di stile sovietico, ha subito minacce, persecuzioni e arresti. Il 7 ottobre 2006 è stata assassinata nella sua casa a Mosca. Dopo questo feroce episodio il Parlamento Ue ha adottato una risoluzione comune in cui si invitavano le autorità russe ad investigare in modo indipendente ed efficace "al fine di trovare e punire i responsabili di tale vile crimine" che, secondo gli eurodeputati "fa pensare ad un assassinio su commissione". Per il Parlamento, infatti, la libertà dei mezzi di comunicazione, un'efficace protezione dei giornalisti indipendenti e il pieno sostegno all'attività svolta dalle organizzazioni per la difesa dei diritti dell'uomo "costituiscono elementi essenziali dello sviluppo democratico di un paese"; tutte le istituzioni democratiche "dovrebbero adempiere ai loro obblighi morali e condannare tali crimini senza indugio", dimostrando la loro determinazione a difendere i diritti dell'uomo "a prescindere dalla circostanze politiche". fonte
lunedì, 21 gennaio 2008, 18:13
domenica, 25 novembre 2007, 21:43
martedì, 16 ottobre 2007, 00:56
Uno stralcio da Diario russo (2003-2005) di Anna Politkovskaya:
Mi dicono spesso che sono pessimista, che non credo nella forza della gente, che ce l’ho con Putin e non vedo altro.Vedo tutto io. E’ questo il mio problema. Vedo le cose belle e vedo le brutte. Vedo le persone che vogliono cambiare la propria vita per il meglio ma che non sono in grado di farlo, e che per darsi un contegno continuano a mentire a se stesse per prime, concentrandosi sulle cose positive e facendo finta che le negative non esistano.Per il mio sistema di valori, è la posizione del fungo che si nasconde sotto la foglia. Lo troveranno comunque, è praticamente certo, lo raccoglieranno e se lo mangeranno. Per questo, se si è nati uomini, non bisogna fare i funghi.
[In riferimento al futuro dei russi: Ci sono due previsioni, una ottimistica e una pessimistica. La pessimistica non viene sbandierata, ma con qualche insistenza ce la si può procurare. E’ quella che mi interessa di più perchè costringe a pensare, a spremersi le meningi per cambiare la situazione affinché così non sia, senza restarsene accucciati sotto una foglia in stato vegetativo, in attesa del vento.] Paolo Carinci
Firma per non dimenticare Anna
sabato, 13 ottobre 2007, 22:55
Una collega della Politkovskaya analizza l'omicidio alla luce della 'svolta' nelle indagini. Mentre alcuni additano Putin come 'mandante politico', altri tirano in ballo la criminalità cecena e l'oligarca in esilio a Londra Berezovsky. Ma la verità sul caso è ancora lontana, come racconta a PeaceReporter Julia Latynina, giornalista investigativa e commentatrice politica alla Novaya Gazeta
Una settimana fa ricorreva il primo anniversario della morte di Anna Politkovskaya, giornalista russa uccisa a colpi d'arma da fuoco nell'atrio di casa sua il 7 ottobre 2006. Quarantottenne, madre di due figli, rischiò spesso la vita per svelare gli intrighi di potere della mafia russa e raccontare gli abusi perpetrati dalle forze di sicurezza in Cecenia. Sul suo omicidio, che ha sollevato un'ondata di proteste in tutto il mondo per l'ennesimo attentato alla libertà di stampa nel Paese (nel 2004 fu assassinato Paul Klebnikov, dell'edizione russa di 'Forbes') sta indagando la Procura di Mosca. Finora, una decina di uomini appartenenti ai servizi segreti, al ministero degli Interni, alla polizia e agli ambienti politici ceceni, sono stati arrestati. Si conosce il nome del killer, ma non quello del committente. Mentre alcuni additano Putin come 'mandante politico', altri tirano in ballo la criminalità cecena e l'oligarca in esilio a Londra Berezovsky. Ma la verità sul caso è ancora lontana, come racconta a PeaceReporter una collega di Anna, Julia Latynina, come lei giornalista investigativa e commentatrice politica nello stesso giornale, la Novaya Gazeta.
Latynina, cosa le ha lasciato Anna Politkovskaya?
Il suo lavoro. Le sue inchieste. I suoi libri. Il suo coraggio.
Chi l'ha uccisa, secondo lei?
A chi mi fa queste domande, io suggerisco sempre cautela. Non è possibile individuare un responsabile unico. Andiamo per gradi. All'inizio si pensava che il caso non sarebbe mai arrivato a una conclusione. Che non si sarebbe individuato il colpevole, o almeno il terminale di quello che si è rivelato un meccanismo molto più perverso di quello che si pensava. Il magistrato nominato dal Procuratore generale Yuri Chaika, Petros Garibyan, è un uomo di provata professionalità e competenza. Ha risolto parte del caso individuando gli assassini materiali di Anna. Abbiamo alcuni importanti dettagli, che possono permetterci di disegnare un quadro d'insieme. Gli investigatori hanno trovato l'auto che il killer ha condotto fino alla casa di Anna. Sappiamo che l'auto non è stata distrutta, e questo forse è un indizio di scarsa professionalità, o di povertà di mezzi a sua disposizione. Sappiamo che prima dell'omicidio, il colonnello dell'Fsb (l'ex Kgb) Pavel Ryaguzov, che ha profondi e consolidati legami con gli ambienti ceceni, ha trasmesso l'indirizzo di Anna, contenuto nel database dei servizi segreti, a uno dei parenti di Shamil Burayev, uno dei 10 indagati. Questi è l'ex comandante del distretto di Achkoi-Martan, in Cecenia, candidato alla presidenza nel 2003 e molto leale ai federali e a Mosca. Burayev è stato colui che ha agito per conto di Ryaguzov, il suo intermediatore, l'esecutore di un suo ordine. L'indirizzo di Anna contenuto nei file dell'Fsb si rivelò però essere vecchio, e il killer, o i killer, dato che il magistrato parla di numerose persone, dovettero pedinare Anna per qualche tempo per capire dove abitava. Il Procuratore Chaika, nella sua esposizione, ha detto che vi erano due squadre 'di sorveglianza'. Una seguiva la giornalista, l'altra monitorava le azioni della prima. La mia prima domanda è: sarebbe stato così difficile, per i fratelli Makhmudov (gli altri due arrestati con l'accusa di omicidio, ndr) scoprire l'indirizzo di Anna?
Come avrebbero potuto farlo? Nessuno, a parte qualche collega, lo conosceva.
Mah, semplicemente scrivendo una lettera al direttore della Novaya Gazeta fingendo di essere un ipotetico Akhmed, ceceno, che vuol raccontare di come le autorità hanno torturato suo fratello, che so, a Khankala (città cecena dove furono ritrovate fosse comuni, ndr). Il resto va da sé: si organizza un incontro in un caffè e, all'uscita, indisturbato, Akhmed segue Anna fino a casa. Due ore di lavoro nel completo anonimato.
E invece?
Invece, se i killer avevano, come detto, scarsità di mezzi, come si spiega la presenza di così tante persone? Come possono permettersi i fratelli Makhmudov mezzi finanziari per pagare pedinatori che costano 100 dollari l'ora? Che necessità c'era di un secondo gruppo che registrava l'attività del primo? Forse per trasmetterla ad un superiore? Un delitto che coinvolge un tenente dei servizi e tre agenti del ministero degli Interni non fa certo onore nemmeno alla Procura generale, che per bocca di Chaika, poche settimane or sono, ha parlato di una 'svolta' nelle indagini. Se è questa la svolta, a me vien davvero da ridere.
Chi è il mandante, secondo lei?
Cautela, di nuovo. Dico solo che secondo me, la nomina di un magistrato di provata esperienza come Garibyan dimostra il reale interesse di Putin a chiudere il caso. C'è un perché. La conferenza stampa del Procuratore Chaika della settimana scorsa è stata organizzata per mettere a tacere le voci che circolavano a Mosca e all'estero sui presunti mandanti. E per far discutere la gente sui 'reali' killer e sui 'reali nemici della Russia'. La strategia ha funzionato. Credo che Putin conosca il nome dell'assassino. Ma noi non lo sapremo, almeno fino alla fine del suo mandato. Credo anche che, se potesse farlo immediatamente, Putin farebbe ricadere la responsabilità sull'oligarca Berezovsky, o sul boss ceceno del crimine Khoz-Akhmed Nukhayev.
Quindi, Putin non c'entra?
Le rispondo così: ci sono regimi democratici in cui il capo del governo non ordina l'assassinio dei giornalisti di opposizione. Poi ci sono dittature in cui il capo del governo ordina tali omicidi. Io non so come chiamare quel regime in cui il capo del governo mostra un genuino interesse nello scoprire chi ne sia l'autore, se la mano sinistra del regime o il suo piede destro.
La sua collega era una presenza molto scomoda per il Cremlino: infaticabile fustigatrice del potere, oppositrice della politica criminale russa in Cecenia, rivelatrice di numerose violazioni di diritti umani. Cosa possono fare i giornalisti, in Russia, per onorare il suo ricordo?
Banalmente e molto semplicemente, credo solo che basti fare bene il nostro lavoro.
Luca Galassi
domenica, 07 ottobre 2007, 16:29

Marcia della pace Perugia-Assisi
"Non l'abbiamo dimenticata"
domenica, 07 ottobre 2007, 10:03
Parigi, dunque. Fine maggio. Castagni in fiore. Cinque giorni per me. Tutti per me. La ragione per cui sono qui è l’uscita di un volume che raccoglie i miei reportage dalla Cecenia-Inguscezia pubblicati tra il settembre del 1999 e l’aprile del 2000 sulla Novaja gazeta. La cosa mi fa piacere, detto en passant. L’editore che ha mostrato tanta affettuosa attenzione al nostro giornale (non di sua sola sponte, certo, ma per tramite di Aleksandr Ginzburg, a suo tempo dissidente e internato, oggi parigino d’adozione, paladino dei diritti umani e amico di Aleksandr Solženicyn), l’editore - dicevo - oltre a essere molto noto e importante a Parigi, ha anche un nome raffinato e giocoso insieme, che predispone l’udito alla bellezza: Robert Laffont \ La prima sera a Parigi l’avrei passata in un caffé. E dove, se no? Ma come scegliere? A Parigi, città di liberté e di folies, il metodo è uno solo: si va a caso e a naso. E dunque, il primo café parigino in cui riusciamo a infilarci per puro caso si chiama «L’Eletto». In francese Le Select. (...)
È questa, la libertà. La libertà vera. Vivi come più ti piace. Un piccolo particolare. Prima di sbarcare a Parigi chi scrive è stata a Mosca solo di passaggio. Le prime tappe del viaggio che si sarebbe concluso nella capitale francese erano state l’Inguscezia e la Cecenia, i campi profughi, le montagne, i boschi, i soldati che sognavano di tornare a casa, le lacrime della povera gente affamata, la paura che accompagna la nostra esistenza quotidiana. Dove si vive come capita. Dove si vive per sopravvivere. Per questo la «mia» Parigi ha avuto un sapore così dolce. Come quando, dopo un sorso d’assenzio, con quel retrogusto amaro che lascia in bocca, una caramella ti sembra un chilo di miele. «Perché non dormi? È Parigi che non mi fa dormire»... È così che canticchiamo, ogni tanto, in cerca di un raggio di luce nell’austero tran tran russo. Sapete una cosa? Non è successo. A Parigi ho dormito, e persino di gusto. Per la prima volta dopo mesi di guerra. Senza sonnifero e senza brividi di paura. Perché nessuno urlava, nessuno ti insultava, nessuno ti dava della traditrice. Tutti mi volevano bene. Tutti mi apprezzavano. Cosa che auguro di provare anche a voi. Questa, la mia felicità parigina. Una felicità mia a pieno diritto, la felicità di una giornalista russa che ancora osa testimoniare. Testimoniarne. (...) Anna Politkovskaja Racconto inedito sul viaggio a Parigi
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