Dedicato ad Anna Politkovskaya e ad Antonio Russo, due martiri della libertà:
uccisi tutti e due a ottobre da chi vuole nascondere la verità su un massacro infinito.
Professione Reporter

Cecenia, la voglia di vivere | L'inferno Cecenia
L'inferno Cecenia



"Dalla caduta dell’Unione Sovietica sono stati uccisi oltre 40 giornalisti. Dodici reporter sono stati eliminati nell’era Putin.
Su quanti di questi delitti è stata fatta luce?"



Anna Politkovskaya,
uccisa il 7 ottobre 2006



Antonio Russo,
ucciso il 16 ottobre 2000


Anna & Antonio

PINO SCACCIA

Mi si accapona la pelle, recuperando i ricordi. Anna l'ho conosciuta tre anni fa a Francavilla, proprio per il premio dedicato a Russo. Molto li accomunava, soprattutto quella battaglia coraggiosa contro le infamie dell'esercito di Putin. Gentile, discreta, sorridente sembrava una tranquilla signora della nuova società moscovita. E invece era una cronista cocciuta, senza paura. Talmente brava che per farla star zitta l'hanno dovuta uccidere, bastardi.
pinoscaccia@gmail.com
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"Le infamie hanno bisogno del buio, voi giornalisti potete portare la luce della verità": la madre di Antonio Russo, ucciso in Cecenia dopo aver denunciato, come Anna Politkovskaya, le atrocità di Mosca.

"Non escludo che un giorno il mio caporedattore, che mi ha incaricata di coprire questa guerra, non sappia più cosa farsene di me, come di un vecchio articolo non pubblicato al momento giusto che viene buttato nel cestino".
Anna Politkovskaya
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martedì, 06 maggio 2008, 22:26
"Grozny, ormai, non finisce di colpirci per la sua vitalità. La voglia di ricostruzione si sente ed è il coperchio che contiene e sfiata tutti i miasmi residuati da anni di guerra". Massimo Bonfatti, presidente di Mondo in Cammino racconta il suo ultimo viaggio in Cecenia, Inguscezia e Ossezia del Nord.
Fonte: Progetto Kavkas - Mondo in Cammino

Sono appena tornato dalla prima missione di MIC in Caucaso del Nord per il 2008: Vladikavkaz-Nazran-Grozny A/R. Tensioni ed impressioni nuove si aggrovigliano nel mio cervello e nel mio cuore. Grozny, ormai, non finisce di colpirci per la sua vitalità. La voglia di ricostruzione si sente ed è il coperchio che contiene e sfiata tutti i miasmi residuati da anni di guerra. Kadyrov l’ha capito: la costruzione è più conveniente della distruzione ed in essa si riciclano, o per convenienza o per necessità propria – veicolata od obbligata - tutti (dai kadirovisti ai guerriglieri, dal FSB ai vecchi compagni di Mashkadov). La voglia di ricostruzione, di riprendere a progettare, di investire anche nella speranza del futuro è, al momento, più forte della voglia di indipendenza, dell’analisi politica, dell’elaborazione civile del conflitto e dei suoi massacri, della negoziazione culturale che sappia anticipare e prevedere, almeno nel medio termine, un destino (il più autonomo possibile) del soggetto politico Cecenia. È una vera e propria ebbrezza di ricostruzione, finchè durerà. Osservatorio Caucaco
postato da latorredibabele · permalink · commenti

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