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venerdì, 31 agosto 2007, 23:53
"I combattimenti sono finalmente terminati e la Repubblica Cecena è adesso la regione più stabile del Caucaso del Nord" così affermava il neo presidente ceceno Ramzan Kadyrov qualche mese fa. Anche il Cremlino conferma esprimendo soddisfazione del suo riuscito piano di "normalizzazione", ricostruzione e pacificazione della Cecenia.In effetti, diverse fonti affermano che molte opere di ricostruzione e di rinnovamento sono state fatte. Nella capitale Grozny, interi quartieri sono stati ricostruiti, molte case sono state assegnate agli sfollati di alcuni TACs (Temporary Accomodation Centres) che sono stati in parte smantellati. Altri hanno ricevuto pagamenti o sussidi per la ricostruzione della casa o per il loro sostentamento.Il sito di informazione Chechnya Free annuncia programmi di ricostruzione di edifici, centri commerciali, centri finanziari ed economici, nuove scuole e un campus universitario, nuovi centri di cura e di assistenza ed un rinnovato sistema sanitario nazionale che entrerà in vigore l’anno prossimo.
Sono stati attivati piani di disinnescamento mine nelle campagne, il sistema giudiziario è stato parzialmente riformato. L’aeroporto di Grozny ha finalmente riaperto i battenti, sono tornate in vigore alcune feste nazionali ed è stata persino annunciata la costruzione di alcuni impianti turistici. Tutto ciò è stato accompagnato da una propaganda mediatica e pubblicitaria di effetto che ha fatto accrescere la popolarità del giovane presidente Kadyrov e della sua nuova leadership. Lisa Pannella Warnews
venerdì, 31 agosto 2007, 23:52
Sin dall’inizio della seconda guerra in Cecenia sono emerse notizie riguardo l’esistenza di numerosi luoghi di detenzione “non-ufficiali” nella regione. La struttura più grande utilizzata come luogo di detenzione illegale pareva trovarsi nei pressi di Khankala, vicino a Grozny, dove peraltro era collocato il quartier generale dell’esercito federale.L’esistenza di tali luoghi fu ovviamente negata almeno fino al febbario 2001, quando fu scoperta una grande fossa comune, proprio nei pressi di Khankala, all’interno della quale furono ritrovati 50 corpi che portavano i segni di un’avvenuta esecuzione. La maggior parte dei corpi apparteneva a persone “arrestate” dalla polizia o dalle truppe dell’esercito russo. Ora, dopo sette anni di conflitto armato, in Cecenia continuano ad esistere numerosi centri di detenzione illegali. La maggior parte di questi centri é sotto il controllo dei “Kadyrovtsy” ossia membri dell’ex Security Service of the President of the Chechen Republic che operano per il Primo Ministro Ceceno, Ranzam Kadyrov - figlio dell’ex-Presidente Akhmad Kadyrov, ucciso in un attentato nel maggio 2004. La ragione principale dell’esistenza di tale sistema parallelo di “penitenziari” é quella di ottenere “confessioni” o “testimonianze” attraverso torture e trattamenti degradanti. Warnews
mercoledì, 29 agosto 2007, 15:03
Dieci persone sono state arrestate oggi in relazione all’omicidio di Anna Politkovskaja. Tra loro ci sarebbero anche funzionari ed ex funzionari della polizia e del FSB - scrive la Novaja gazeta. “Vogliamo i nomi – dichiara ad Articolo 21 il leader dell’opposizione Garry Kasparov – soltanto così potremo dare un giudizio sugli arresti di oggi. L’assassinio di Anna – prosegue Kasparov – è stato accuratamente preparato, ben finanziato. La morte della giornalista conveniva a tante persone… Bisogna conoscere i nomi dei mandanti. Il pocuratore generale Yurij Chaika non fa i nomi. All’agenzia Itar-Tass dice che ad uccidere la Politkovskaja è stato un gruppo “guidato da un leader della criminalità moscovita, di origine cecene, specializzato negli omicidi su commissione”. Il commando – prosegue Chaika – sarebbe collegato all’omicidio di un altro giornalista ucciso a colpi di pistola nel 2004, Paul Klebnikov, direttore dell’edizione russa di Forbes.
Ma chi è il mandante? E’ la domanda più importante in questa giornata, piena di dubbi, omissis e scetticismo. Per la procura il mandante dell’omicidio di Anna si trova all’estero. L’innominabile dichiara Chaika - aveva una precisa intenzione di destabilizzare la Russia, gettare un’ombra sull’attuale governo e far tornare il paese al periodo, in cui governavano gli oligarchi, E’ difficile capire cosa stia veramente succedendo a Mosca. E’ chiaro che il momento è delicatissimo. Il tentativo di liquidare l’omicidio della giornalista con una generica pista cecena non funziona. In gioco entra la politica. Sembra che i poteri forti stiano facendo lo scaricabarile. Per i colleghi di Anna, l’idea di ammazzarla è maturata negli ambienti dell’attuale presidente della Cecenia Kadyrov. Kadyrov, fedelissimo al Cremlino, aveva più volte minacciato Politkovskaja per le sue inchieste. La procura dal lato suo, fa capire che il mandante si trova nell’entourage dell’oligarca russo, scappato a Londra. Bisogna aspettare, riflettere. Senza perdere di vista lo scontro politico che si sta consumando a Mosca. Maria Magarik Articolo21
martedì, 28 agosto 2007, 18:14
San Pietroburgo, monumento per le vittime di Beslan
lunedì, 27 agosto 2007, 13:07
Dieci arresti sono stati effettuati nell’ambito dell’inchiesta per l’uccisione di Anna Politkovskaya, la giornalista russa uccisa a Mosca, lo scorso 7 ottobre. «Abbiamo fatto seri progressi nell'indagine sull'uccisione della giornalista Anna Politkovskaia - ha detto il procuratore generale russo Iuri Ciaika - le persone arrestate verranno presto incriminate con l'accusa di aver commesso quel grave delitto». Ciaika ha aggiunto che il presidente Vladimir Putin è stato informato dei progressi fatti. Lo scorso anno questo omicidio attirò un'ondata di condanne internazionali e preoccupazioni per la libertà di stampa in Russia. La reporter di 48 anni, infatti, contestava apertamente Putin e la sua politica. Anna Politkovskaya, che era stata più volte minacciata di morte, aveva denunciato gli abusi dei militari russi sui civili ceceni, nel suo libro «Cecenia, il disonore russo». Secondo i colleghi della «Novaya Gazeta», l'omicidio è da ricondurre a una pubblicazione sull'orrore della guerra in Cecenia, che la giornalista si apprestava a presentare. Si trattava della denuncia delle torture praticate da una sezione delle forze di sicurezza cecene legate al primo ministro Ramzan Kadyrov, fedele al Cremlino.
Una giornalista scomoda
sabato, 25 agosto 2007, 22:25
E’ stata liberata dal manicomio nel quale era stata inopinatamente rinchiusa Larisa Arap, la giornalista quarantottenne russa, per la cui liberazione si erano mosse associazioni di difesa dei diritti umani di tutto il mondo. La donna è rimasta rinchiusa nell’ospedale psichiatrico per quarantasei giorni. La prima foto di Larisa in libertà la mostra molto provata: non le sarà facile dimenticare questa esperienza che qualcuno forse sperava fosse crollata insieme alle statue Stalin. (...) La colpa di Larisa, giornalista di Murmansk, la più grande città russa nel Circolo polare Artico? Aver pubblicato sul giornale del Fronte civico unito di Garry Kasparov (il campione scacchi che ha deciso di sfidare gli uomini del Cremlino nella prossima battaglia elettorale) un articolo nel quale denunciava abusi contro i pazienti della clinica psichiatrica di Apatity, cittadina della Penisola di Kola. Il servizio, molto dettagliato e documentato raccontava di una situazione drammatica e incredibile: omicidi per trapianti di organi, elettrochoc su bambini e adolescenti, stupri e torture sui pazienti tra i quali aveva segnalato anche la presenza di dissidenti politici. “La Casa dei matti”, aveva intitolato il suo pezzo Larisa.(...) Ai tempi dell’Unione delle repubbliche socialiste sovietiche c’erano un centinaio di ospedali psichiatrici per dissidenti, malati di mente che osavano opporsi al regime. La pratica era chiamata psichuška. (...) Secondo Freedom House la Russia è un Paese senza libertà di stampa. La situazione è andata drammaticamente peggiorando da quando al vertice della sconfinata nazione è stato eletto un ex ufficiale del Kgb. Ora il paese che ha dato i natali a Lev Tolstoj e ad Anna Politkovskaja è al 158° posto della non invidiabile classifica di quanti impediscono ai giornalisti di informare e criticare. La vicenda della giornalista russa rinchiusa in un manicomio per un mese e mezzo peggiorerà sicuramente la classifica della Russia di Putin. Articolo21
Ha la colpa di essere una dissidente
martedì, 07 agosto 2007, 11:16
Cresce la tensione tra Russia e Georgia, dopo che il ministero dell'Interno di Tbilisi ha denunciato un raid da parte di due caccia-bombardieri russi, che avrebbero anche lanciato almeno un missile i cui resti sarebbero già stati recuperati. Secca la smentita di Mosca, che ha negato di aver violato i confini e di aver effettuato l'attacco. La Georgia ha convocato l'ambasciatore russo per protestare ufficialmente per l'episodio. Secondo le autorità georgiane, ieri sera due aerei Sukoi-24 sarebbero entrati nello spazio aereo della Repubblica caucasica. I velivoli avrebbero poi attaccato un'area spopolata che si estende a ridosso del territorio dell'Ossezia del Sud, provincia autonoma georgiana da anni in lotta per la secessione ed il ricongiungimento all'Ossezia del Nord, repubblica autonoma "gemella" che fa invece parte della Federazione russa. Il raid sarebbe avvenuto nei pressi del villaggio di Tsitelubani, a circa 65 chilometri a nord-ovest della capitale georgiana e ad appena una trentina da quella sud-ossetina, Tshinkvali, nei cui dintorni sono schierate truppe fedeli al governo centrale. Secondo le autorità di Tbilisi, gli aerei avrebbero lanciato almeno un missile aria-terra, ma è possibile che nella zona, che è stata isolata, se ne possano localizzare altri. In ogni caso, l'ordigno sarebbe rimasto inesploso e non ci sarebbero stati feriti, anche se il missile avrebbe colpito a poche decine di metri da una strada e da alcune case di contadini. Mosca ha smentito l'episodio. Repubblica.it
sabato, 04 agosto 2007, 17:19

Cecenia, cerimonia d'apertura di una scuola militare.
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