Dopo la censura, le leggi liberticide, le minacce, le aggressioni e gli assassinii, ora per giornalisti russi torna anche la pena del manicomio politico. La giornalista Larissa Arap, è stata ricoverata a forza nell’Ospedale Psichiatrico della città portuale di Murmansk, nel nord del paese, dopo aver pubblicato un’inchiesta su quella stessa struttura sanitaria denunciandone gli abusi, con l’utilizzo di pratiche giudicate al limite della tortura come l’elettroshock applicato ai bambini. La collega è membro del Fronte Civico Unito, forza di opposizione capeggiata dall’ex campione di scacchi Kasparov e già brutalmente repressa dal regime russo. Chiediamo al Governo Russo di voler rimettere la giornalista immediatamente in libertà. Il caso di Larissa Arap è solo l’ultimo di una escalation che pone la Federazione Russa tra i primi posti nella classifica mondiale dei Paesi più a rischio per i giornalisti..Dal 2000 sono già più di venti giornalisti assassinati in quel Paese. Una lista che inizia con Antonio Russo e purtroppo non finisce con Anna Politkovskaia, ma che unisce agli omicidi e alle aggressioni, tutti non puniti, molte altre forme di intimidazione e vessazione nei confronti del giornalismo indipendente. Il 26 giugno scorso le associazioni per la libertà di stampa e i diritti umani sono insorte contro l’entrata in vigore delle nuove norme antiterrorismo che consentono ai servizi segreti russi di agire senza alcuna autorizzazione nei confronti di cittadini sospettati di agire o anche solo parlare di attività ritenute terroristiche. Se questa deregulation assoluta delle attività poliziesche faceva temere un’ondata repressiva verso i media e le ONG, già sotto pesante attacco, oggi il presidente dell’Associazione Psichiatria Indipendente di Mosca, Yuriy Sovenko, denuncia il ritorno della pratica staliniana degli internamenti come arma contro il dissenso. Il governo russo ha intimato lo sfratto all’Unione dei Giornalisti Russi. Mikhaïl Baklanov, direttore di uno dei maggiori network radiofonici indipendenti, RSN, è stato rimosso dall’incarico. Il suo successore ha fissato nella nuova linea editoriale la direttiva di immettere nei notiziari almeno il 50 per cento di buone notizie. Elena Tregoubova, ex cronista del quotidiano 'Kommersant', ha dichiarato di temere per la sua vita e chiesto asilo politico alla Gran Bretagna. «Rientrare in Russia sarebbe come suicidarsi» ha affermato durante un'intervista telefonica con la radio ECHO di Mosca. Nel 2006 tre giornalisti sono stati uccisi nella Federazione Russa, uno nel 2007, decine quelli imprigionati. "Non vogliamo essere granelli di sabbia sugli stivali del colonnello Putin", così scriveva Anna Politkovskaia, inviandoci un drammatico appello poco prima di essere assassinata.
Dopo la censura, le leggi liberticide, le minacce, le aggressioni e gli assassinii, ora per giornalisti russi torna anche la pena del manicomio politico. La giornalista Larissa Arap, è stata ricoverata a forza nell’Ospedale Psichiatrico della città portuale di Murmansk, nel nord del paese, dopo aver pubblicato un’inchiesta su quella stessa struttura sanitaria denunciandone gli abusi, con l’utilizzo di pratiche giudicate al limite della tortura come l’elettroshock applicato ai bambini. La collega è membro del Fronte Civico Unito, forza di opposizione capeggiata dall’ex campione di scacchi Kasparov e già brutalmente repressa dal regime russo. Chiediamo al Governo Russo di voler rimettere la giornalista immediatamente in libertà. Il caso di Larissa Arap è solo l’ultimo di una escalation che pone la Federazione Russa tra i primi posti nella classifica mondiale dei Paesi più a rischio per i giornalisti..Dal 2000 sono già più di venti giornalisti assassinati in quel Paese. Una lista che inizia con Antonio Russo e purtroppo non finisce con Anna Politkovskaia, ma che unisce agli omicidi e alle aggressioni, tutti non puniti, molte altre forme di intimidazione e vessazione nei confronti del giornalismo indipendente. Il 26 giugno scorso le associazioni per la libertà di stampa e i diritti umani sono insorte contro l’entrata in vigore delle nuove norme antiterrorismo che consentono ai servizi segreti russi di agire senza alcuna autorizzazione nei confronti di cittadini sospettati di agire o anche solo parlare di attività ritenute terroristiche. Se questa deregulation assoluta delle attività poliziesche faceva temere un’ondata repressiva verso i media e le ONG, già sotto pesante attacco, oggi il presidente dell’Associazione Psichiatria Indipendente di Mosca, Yuriy Sovenko, denuncia il ritorno della pratica staliniana degli internamenti come arma contro il dissenso. Il governo russo ha intimato lo sfratto all’Unione dei Giornalisti Russi. Mikhaïl Baklanov, direttore di uno dei maggiori network radiofonici indipendenti, RSN, è stato rimosso dall’incarico. Il suo successore ha fissato nella nuova linea editoriale la direttiva di immettere nei notiziari almeno il 50 per cento di buone notizie. Elena Tregoubova, ex cronista del quotidiano 'Kommersant', ha dichiarato di temere per la sua vita e chiesto asilo politico alla Gran Bretagna. «Rientrare in Russia sarebbe come suicidarsi» ha affermato durante un'intervista telefonica con la radio ECHO di Mosca. Nel 2006 tre giornalisti sono stati uccisi nella Federazione Russa, uno nel 2007, decine quelli imprigionati. "Non vogliamo essere granelli di sabbia sugli stivali del colonnello Putin", così scriveva Anna Politkovskaia, inviandoci un drammatico appello poco prima di essere assassinata.










